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mercoledì 3 aprile 2013

INTERVIEW #007, BOSKA


Come nasce la tua passione per la musica?

In generale ho sempre ascoltato molta musica sin da quando ero piccino. La "musica da club" invece l’ho scoperta quando ero alle scuole medie, grazie ai cd che qualche mio amico portava a scuola.


Quali sono le emozioni che provi quando fai scatenare la pista?

Coinvolgere il pubblico in un proprio djset sicuramente è una cosa che un dj cerca e che lo riempie di soddisfazione. Ma l’emozione  più grande me la da l’esperienza di stare davanti a una console e l’ascoltare musica. Quando mixo i dischi che amo mi vengono i brividi anche se sono da solo con i miei due piatti e l’allen fronte a un muro in una stanza vuota.


Come definiresti un tuo dj set?

Eclettico. Mi piace mescolare sonorità diverse, dovrei violentarmi per riuscire a fare un set costante come genere. Diciamo che ci sono molte curve e pochi rettilinei. Per quanto riguarda la singola traccia invece utilizzo anche molti dischi che sono dei veri e propri tool, li adoro.


Preferisci la tecnologia digitale o ami il "vecchio" stile analogico?

Non ho una preferenza netta per una o per l’altra. Diciamo che amo di più vedere dei vinili e degli MK2 in console piuttosto che un laptop. E comunque il calore che ti da ciò che è analogico e concreto spesso non lo si può trovare nel mondo digitale. Non vale solo per il mondo del djing o della produzione musicale. E' una questione di "esperienza dell'attimo".  Basta che pensi alla lettura o alla fotografia. Per quel che mi riguarda leggere un libro e toccarlo fisicamente sarà sempre un’esperienza diversa e più coinvolgente rispetto a leggere qualcosa dal proprio device e, per ciò che concerne la fotografia, quante foto abbiamo salvate nei nostri computer e quanti scatti facciamo solo per avere una singola istantanea? Una volta si avevano meno foto, ma le si aveva tutte sviluppate, e se si faceva uno scatto, si stava ben attenti a non consumare il rullino per niente.


Quale è l' emozione più grande della tua carriera musicale?

Nella mia carriera da dj ci sono stati molti bei momenti (e spero ce ne saranno molti di più a venire)… Però se devo fare una scelta, sicuramente l’aver condiviso la console con Levon Vincent al CirQ lo scorso 16 marzo è stata una bellissima esperienza, dato che lo considero sia come dj sia come produttore uno dei migliori degli ultimi anni. Eclettico come piace a me. 
Ma come ti ho già detto quando sono davanti a una console mi emoziono in egual modo sia se sono in un club sia se sono da sono da solo con i miei due piatti e l’allen fronte a un muro in una stanza vuota.

mercoledì 13 marzo 2013

INTERVIEW #006, LORENZO DE BLANCK




Dj, Producer e collezionista di vinili, questo è Lorenzo, andiamo a conoscerlo meglio.

Chi è Lorenzo de Blanck? 

Uno che odia registrare i podcast.

Come nasce e come giudichi la tua passione per la musica elettronica?

Nasce verso l’età di 14/15 anni ascoltando i primi dischi house. In quegli anni andavamo a ballare la domenica pomeriggio. Lì rimasi incantato ascoltando alcuni dischi e colpito in maniera folgorante dal ruolo del dj. Trovavo affascinante che l’atmosfera e l'energia all'interno del locale era completamente una conseguenza dei dischi che decideva di suonare. Da li in poi la passione è sempre cresciuta e mi ha fatto esplorare le varie sfumature della musica dance ed elettronica affinando nel tempo il mio gusto musicale. Quando ho deciso di comprare i primi giradischi non ci ho pensato due volte, sapevo che volevo fare il dj.

Qual è stata l’esperienza che ti ha maturato di più nel corso degli anni?

Sicuramente i 3 anni in cui sono stato dj resident del sabato sera al Sinatra di Ferrara dal 2003. Ero l’unico dj nella mia sala durante tutta la serata e suonavo 4-5 ore tutti i sabati. Con questa esperienza ho imparato a gestirmi il dj-set dall’inizio alla fine. Poi ho suonato in molti altri locali fantastici e suonato insieme ad alcuni tra i migliori dj al mondo, tutte esperienze che mi sono servite a migliorarmi sempre, ma la responsabilità di una sala da gestirmi musicalmente per tutta la notte è quella che mi ha fatto “maturare” di più come dj.

Parlaci del progetto Simple.

Simple nasce dal desiderio di creare una serata cucita intorno ai miei gusti musicali proponendo qualcosa di nuovo nella mia città. Per questa one-night serviva un club con un impianto audio di altissimo livello e una struttura adeguata al mio progetto. Ho trovato queste caratteristiche nel Suono Club. Il Simple è una serata completamente diversa sotto diversi aspetti da tutte le altre organizzate nel locale e nella zona. La prima caratteristica è la linea musicale prevalentemente techno, chi viene al Simple sa che la musica è l’ingrediente fondamentale e ogni artista che ci suona viene coinvolto da una atmosfera che io ritengo quasi magica. Un party in cui l’artista si può esprimere al 100% e questo grazie soprattutto a un pubblico attento, aperto alle novità e che veramente vuole divertirsi dal primo all’ultimo disco. Julian Jeweil, Dustin Zahn, Layo (Layo&Bushwacka!) sono alcuni dei nomi che si sono esibiti al Simple insieme a me, e questo sabato, 16 marzo, abbiamo l’onore di avere per la prima volta in Italia Barnt, la nuova punta di diamante della Kompakt che è stato recentemente al Panorama Bar e in Boiler Room. Potrei parlarti del progetto Simple per due giorni interi, ma per capire di cosa si tratta posso consigliare solamente di venire a viverlo.

sabato 2 febbraio 2013

INTERVIEW #005, FLASHMOB




Spesso la musica è composta da una grande varietà di storie e vicende che si intrecciano, la maggior parte delle volte senza un filo logico apparente. Chiamiamolo karma, destino, casualità, fato, come vi pare. Poi, con questi presupposti, va a finire che nascono delle vere e proprie favole metropolitane; quella che vado a raccontarvi oggi vanta dei protagonisti un po’ “oriundi” se mi passate il termine, un po’ “citoyens du monde”: uno con entrambi i genitori francesi, trapiantato a Cassino, nel cuore del Frusinate, l’ altro milanese d.o.c. ma con la mamma di Liverpool. Ma andiamo con ordine. Ferrara, venticinque Gennaio. Una di quelle sere fredde che però portano con sé qualcosa di particolare: un sapore, un’ idea, una sensazione. Insomma, l’ aria vibra carica di quel nonsochè tipico delle grandi occasioni. Suono Club ovviamente, da bravo habituè, perché il venerdì sera a Gualdo ormai è diventato cosa sacra. Dentro i soliti visi familiari, dall’ ingresso alla consolle, che ogni volta mi sembra di essere a casa: non sono molti i club che trasmettono questo tipo di sensazione. Nel privè i Sedma Love Brigade stanno mettendo a ferro e fuoco il mixer, in un crescendo di sapori house e disco, con quel gusto singolare che contraddistingue ogni loro set. Insomma, bravi loro, proprio non ce la si fa ad ascoltarli e a starsene fermi. Dall’ altra parte il buon Memoryman a.k.a. Uovo, che come al solito è sinonimo di qualità, fa sfrecciare le mani sui timecode, senza poi perdere l’ occasione di suonare anche qualche estratto dal suo prossimo EP in uscita su “Oh…Cristo!”. Come il vino buono, decisamente. E poi, un po’ in sordina a dire il vero, si affacciano alla consolle i tanto attesi ospiti, questi Flashmob che, con il loro anglofono nome d’ arte sembrerebbero tutto meno che italiani. E invece lo sono eccome, ad essere esterofilo, o per meglio dire universale, è il loro background musicale: forse perché entrambi cresciuti, almeno professionalmente parlando, con sonorità molto variegate ma ben lontane dalla monotonia. Chicago, Detroit, Berlino, Londra, Danny e Ale sembrano portarsele dentro: prova ne è il loro meraviglioso set al Black.Box, che, rubando le parole ad un caro amico, posso definire solamente una vera e propria “celebrazione della musica”. I ragazzi non si risparmiano in nulla e, coinvolti anche dal gioioso e rilassato clima di festa che ormai si è venuto a creare nel dancefloor, sfoderano le loro carte migliori: oltre ad alcuni loro dischi, fra cui “Pieces” (in prossima uscita su Defected), suonano Julio Bashmore, Chic, Julien Sandre, Jamiroquai, e chi più ne ha più ne metta; intelligentissima poi la scelta di mandare in play l’ edit di Dimitri From Paris di “I Wanna Be Your Lover”, l’ ormai leggendario disco di Prince: davvero l’ essenza stessa del party. Potrò sembrare ripetitivo, ma secondo il mio giudizio la serata ha incarnato alla perfezione la definizione di “clubbing”: no timpani distrutti causa playlist eccessivamente spinte, zero problematiche, spazio per ballare quanto basta. Insomma, tutto questo fino alle quattro e trenta del mattino, fino a quando non si sono accese le luci e gli ultimi fedelissimi hanno imboccato la strada verso l’ uscita, con addosso quell’ agrodolce malinconia che solo le grandi serate ti sanno lasciare.

Tuttavia, io e i miei colleghi di Deep’n Boogie Ale e Coca, da bravi reduci, siamo rimasti al Suono ancora per un po’, per fare quattro chiacchere con i Flashmob, che senza pensarci due volte ci hanno gentilmente concesso una breve intervista: questo è quello che ne è uscito, buona lettura!

Ciao Danny, ciao Ale, ciao Flashmob insomma! Benvenuti su Deep ‘n Boogie!
D & A: Ciao a te Ale, è un piacere per noi essere qui!

Allora, le prime impressioni del Black.Box? Cosa vi aspettavate prima di questa serata?
A: Il locale e la serata in senso stretto mi hanno davvero colpito, venire a suonare in un posto in cui il pubblico risponde così positivamente e con così grande energia è sempre una grande soddisfazione. Mi avevano già parlato del Black.Box, e me lo avevano descritto come “una scatola nera con dentro una manica di pazzi”. Previsione azzeccata in pieno! *ride*

Rientrate da Leeds, dal Mint per la precisione, dove qualche mese fa avete testato le sonorità di “Hot”, poi finita immediatamente in Top 10 Beatport: che differenze avete notato tra l’ utenza dei locali inglesi e il pubblico italiano?
A: A questo punto ti risponderò in maniera molto diplomatica e politicamente corretta, senza dire quello che penso davvero! *ride* Scherzi a parte, sostanzialmente quello che muove il pubblico italiano è diverso da ciò che anima quello inglese, ma non voglio dilungarmi in questioni troppo “spinose”. Comunque sia, Italia e Inghilterra hanno esigenze musicali differenti; poco fa tu citavi il Mint, che in quanto a “mentalità” è molto simile al Black.Box, a partire dalla clientela, che si compone principalmente di universitari alle prese con gli ultimi anni di corso (tra i venti e i venticinque anni): informatissimi sulla musica, dal momento che Leeds è una città in cui il fermento musicale è vivissimo, e interessati ad un genere e a delle sonorità piuttosto diverse da quelle che in genere soddisfano il pubblico italiano; questo perché gli inglesini nascono con delle proposte, musicali appunto, lontane da quelle a cui siamo abituati in Italia e assai differenti fra loro, dalle quali sono profondamente influenzati e indirizzati verso vie più “sperimentali”.

Facciamo un salto indietro nel tempo di qualche mese, release di “Need In Me”: innanzitutto com’è nata l’ idea di inserire proprio quel vocal su quel tipo di strumentale? E in secondo luogo, vi aspettavate una quantità così spropositata di feedback positivi?
D & A: Il disco è uscito il 7 Maggio su Defected,e ad essere sinceri l’ idea di inserire quella determinata voce sulla bassline è nata totalmente per caso, tant’ è vero che “Need In Me” è rimasta sul nostro hard disk per svariati mesi, anche perché Danny non era molto d’ accordo sulla release. Questo perché dopo anni passati a lavorare ad un altro progetto avevamo deciso di ricominciare tutto da zero sotto lo pseudonimo di Flashmob, e di ripartire con un sound ben preciso, intenzionati a seguire una direzione specifica sia nei dj set che nelle produzioni. Poi abbiamo registrato “Need In Me”, che sicuramente fa, ad ogni modo, parte di questo sound, ma allo stesso incorpora proprio quelle sonorità un po’ più “british” di cui parlavamo poco fa. Tuttavia non ci aspettavamo che il nostro disco sarebbe stato suonato contemporaneamente da Kerri Chandler al Pandemonium di Ibiza e da Pete Tong al Pacha, tanto per fare qualche esempio. Altrimenti l’ avremmo fatto uscire parecchio tempo prima! *ridono*.

So che c’è una storia particolare dietro alla vostra uscita su Defected: vi va di fare un po’ di luce sulla vicenda?
A: Molto brevemente, qualche tempo prima della release, io e Danny non avevamo ancora raggiunto un accordo, come stavamo dicendo poco fa: io volevo proporre il disco alla label, lui non era del tutto convinto. Così per una volta ho deciso di azzardare facendo di testa mia, inviando il materiale a Defected senza che il mio socio lo sapesse. Dopo tre settimane, un po’ sfiduciato a dire il vero, visto che l’ etichetta non aveva ancora dato segni di un eventuale gradimento, sono partito per la montagna con mia moglie Alessandra. Ero in una baita con lei quando, praticamente dal nulla, mi sono arrivati via mail i feedback e i contratti della label, che voleva produrre il nostro disco. Inutile dire che la cosa mi ha completamente spiazzato in senso positivo. Da quel momento in poi, dopo essere già stati legati in occasione seconda uscita di “Brick House” su ITH (In The House, etichetta affiliata), ci siamo associati a doppio filo a Defected, che, colgo l’ occasione per sottolinearlo, ha sempre dimostrato nei nostri confronti la massima serietà e professionalità.

In diverse vostre tracce, come appunto “Need In Me” ma anche “Hot” e “Sometimes” (di quest’ ultima ho apprezzato moltissimo il freedownload sulla vostra pagina Souncloud) avete utilizzato il Roland TB 909, una drum machine prodotta negli anni ottanta e utilizzata anche da mostri sacri come Jeff Mills, Daft Punk, Radiohead e Moby: a cosa è dovuta la decisione di riportare “in auge” questo strumento così particolare? E invece, cosa vi ha spinto ad utilizzare il Roland TB 303 nella realizzazione della bassline di “Pieces”?

D & A: Fondamentalmente siamo stati mossi da un amore profondo nei confronti del Roland 909. L’ approccio diretto con questo tipo di hardware dà sempre grande soddisfazione, trasmette la sensazione di fare musica “con le proprie mani”, senza affidarsi esclusivamente ad un software computerizzato. Per quando riguarda invece il Roland 303 (sintetizzatore di basso), la decisione è stata dettata sia dalla volontà di realizzare qualcosa di nuovo, virando su sonorità leggermente più “acid house”, sia dal desiderio di dimostrare al nostro pubblico che siamo in grado di fare anche altro, spaziando ampiamente fra vari generi all’ interno delle nostre produzioni. Semplicemente, in entrambi i casi abbiamo voluto prendere un “angolino” di old school e inserirlo in una serie di tracce interpretate secondo la nostra personale chiave di lettura. Per quanto riguarda “Pieces”, abbiamo poi deciso di implementare nel brano un vocal particolare, cantato da Laila Walker (backing vocalist nel la “crew” di Beverley Knight, cantante inglese che ha fatto da spalla a Jamiroquai nel suo tour svoltosi all’ inizio degli anni duemila), che ci è sembrato intonarsi alla perfezione all’ identità della traccia. O per meglio dire, delle tracce, visto che quello che uscirà su Defected il prossimo diciotto Febbraio è un EP composto da due pezzi, “Pieces ft. Laila Walker (Panorama Mix)” e “Pieces ft. Laila Walker (Garage Mix)”. Sicuramente possiamo dirti che quando “mandiamo fuori” un disco è perchè crediamo nelle sue potenzialità, e in questo siamo stati ripagati vedendo il singolo al numero 5 della Buzz Chart senza che sia ancora stato rilasciato, davvero una grande soddisfazione. Per il resto le conclusioni le lasciamo al nostro pubblico!

Non molto tempo fa leggevo su Soundwall un’ intervista a Barem, un giovane dj argentino cresciuto a pane e Minus, nella quale veniva riportata una dichiarazione simile: “Non importa che si utilizzi un supporto analogico o digitale, l’ importante è fare della buona musica”. Voi siete pro digitale o siete convinti che l’ analogico abbia ancora molte frecce al proprio arco?

D: Sicuramente il digitale ha un sacco di vantaggi, uno su tutti il “total recall”, cioè la possibilità di ripescare a piacimento dal proprio pc o dal proprio hard disk progetti anche datati, senza nessun limite. D’ altro canto, lavorando con l’ analogico (che può anche essere Virtual Analog, se si parla di synth) non si ha il vantaggio della “memoria a lungo termine”: cioè, ad ogni utilizzo probabilmente non si otterrà mai un risultato uguale al precedente; tuttavia l’ hardware ha il grande pregio di garantire un approccio molto più fisico, molto più diretto e concreto , ed è proprio per questo che preferisco questa metodologia di lavoro: quando entri in studio è tutto lì che ti aspetta.

Ho saputo da fonti attendibili che avete in cantiere un paio di chicche per questo inizio 2013: C’entrano qualcosa le parole “compilation” e “Miami”?

D & A: Beccàti! Si, presto mixeremo una delle tre compilation del cd ufficiale di Defected Miami, nella quale sarà incluso anche il remix di “Ninety Five” dei nostri amici Dirty Channels (mitici!), che, nonostante sia ancora unreleased, ha ricevuto degli apprezzamenti di un certo livello da artisti come Jamie Jones, Droog, Maceo Plex e altri ancora. La traccia non è ancora stata rilasciata per una serie di motivi che non stiamo qui a snocciolare, altrimenti rischieremmo di annoiare tutti: basti sapere che al momento dell’ uscita del cd Defected sarà out in digitale anche il singolo, per la gioia di tutti coloro che apprezzano il genere.

Ultimissima domanda, che ormai per me è diventata una sorta di rito: i 5 dischi che portereste sempre con voi, quelli che vi piacciono di più o ai quali siete particolarmente legati?

D & A:
Chicken Lips – He Not In
Chic – I Want Your Love (Todd Terje Edit)
Kink – Existence
Lil’ Louis – French Kiss
Prince – I Wanna Be Your Lover (Dimitri From Paris Edit)

Visto che ve n’è venuto in mente un altro, sparate!
D & A: *ridono*
Cosmic Kids – Reginald’s Groove

Ok, direi che questa era l’ ultima cartuccia! Grazie mille ragazzi, è stato davvero un piacere avervi qui!

D & A: Grazie a te Ale e grazie anche a Deep ‘n Boogie! A presto, un abbraccio!

In allegato a questa interview abbiamo deciso di inserire, di comune accordo con i Flashmob, una (non troppo) breve preview di “Pieces”. Il brano, parte di un EP in uscita su Defected il prossimo 18 Febbraio, incarna le sfumature più “acid” della scena house/elettronica attuale, e si presenta in due diversi mix, il “Garage Mix” e il “Panorama Mix”, entrambi supportati dalla voce di Laila Walker, che con quel suo squisito accento inglese aggiunge ulteriore sapore alla traccia. È quasi superfluo sottolineare ancora una volta che entrambe le versioni hanno ricevuto feedback incredibili da artisti di caratura mondiale, come Tiefschwarz, Robert Owens, Dj T. e molti altri. Noi abbiamo optato per il “Garage Mix”, buon ascolto!



Scritto e realizzato da Alessandro Godardi

giovedì 24 gennaio 2013

INTERVIEW #004, DIRTY CHANNELS




"So we lived and died on the floor"
Cosa significa, vi chiederete. Sembra proprio una di quelle frasi esterofile da Piccadilly Circus; e invece, alla propria maniera, è una citazione italianissima: a dirla tutta, è un piccolo estratto da "On The Way", un disco rilasciato qualche mese or sono sulla label a stelle e strisce Culprit LA. Dove sta allora quest' italianità? Semplice, gli autori di questo mix dal sapore così internazionale sono due ragazzi di Milano, giovanissimi peraltro: personalmente ho avuto il piacere di incontrare Simo e Leme in occasione di una serata a cui ho partecipato ormai un anno fa, ma siccome ritengo che le persone siano meravigliosamente poliedriche, e che non si smetta mai di imparare qualcosa sul loro conto, ho chiesto ai ragazzi di fare quattro chiacchere sotto il profilo artistico, e loro hanno accettato di buon grado.
Allora, ciao Dirty Channels innanzitutto!
S & L: Ciao a te Ale e ciao a tutto Deep 'n Boogie!
Prima domanda così a bruciapelo, da dove prende le mosse il vostro nome d' arte?
S & L: In realtà non c'è un vero e proprio significato dietro a questo nome. È nato così per gioco e ci piaceva come suonava! Sicuramente il termine "Dirty" trova riscontro nei nostri set, nei quali non ci è mai piaciuto essere monotematici: preferiamo infatti mischiare più generi differenti, passando dall' house, alla techno, alla disco, ecc... senza farci troppi problemi!
Gli esordi: all' inizio ognuno di voi performava per proprio conto, com' è nata la collaborazione che poi ha portato alla nascita del vostro attuale progetto?
S & L: Abbiamo lavorato singolarmente per anni come dj resident in due locali diversi, e il nostro lavoro era spesso quello di fare "warm up" prima degli ospiti. Abbiamo fatto tanta gavetta, e a distanza di anni possiamo dirti che tutte quelle esperienze passate ci hanno formato molto e che ne andiamo fieri, perchè sicuramente senza di esse non ci saremmo potuti togliere alcune soddisfazioni. Quando poi abbiamo scoperto di avere lo stesso background e gli stessi dischi in valigia abbiamo provato a produrre qualcosa insieme. Dopo le prime releases ci sono arrivate diverse richieste per esibirci come Dirty Channels, e a quel punto abbiamo capito che era il momento di unire le forze e concentrarci, sia in serata che in studio, unicamente sul nostro progetto comune.
Gli artisti che vi hanno maggiormente influenzato: com' è variato negli anni il vostro stile musicale?
S & L: Parlare di generi e fare dei nomi è sempre molto difficile, anche perchè si rischia facilmente di tralasciare qualcuno. Un cosa sicura è che al momento stiamo riproponendo alcuni dischi che mettevamo 5/6 anni fa, e magari tra un paio d' anni ci ritroveremo a suonare delle produzioni che mettiamo oggi. Abbiamo suonato tantissime cose, passando attraverso molti generi, ma cerchiamo sempre di mantenere una nostra "impronta" , e di mantenere una certa continuità nel corso degli anni.
Nonostante siate milanesi d.o.c. avete viaggiato spesso per l' Europa, senza però dimenticare mai la vostra città natale. Dal Gloss Club, passando dal Sankeys, fino ad arrivare al Take it Easy, vi siete tolti un bel po' di soddisfazioni: finora qual' è stata l' esperienza più bella?
S & L: Sicuramente la serata al Sankeys di Manchester è stata una delle più emozionanti. Il locale era pieno di gente che conosceva i nostri dischi e la clientela era molto attenta alla musica, non è facile trovare dei club così! Al Gloss Club abbiamo passato 4 anni bellissimi, è stata la nostra "casa" per tanto tempo, e anche se quest' anno abbiamo fatto delle scelte diverse, saremo sempre grati a Marco (Marco Sala n.d.r.) e a tutto lo staff per quello che hanno fatto per noi. Il Take It Easy si è rivelato una grande soddisfazione per noi, oltre che la nostra nuova base a Milano. Abbiamo creduto molto in questo progetto e abbiamo deciso di appoggiare i nostri amici Luca (Bugsy) e Fabio (Fabio Alampi a.k.a. Peejay) che stavano costruendo questo club con lo spirito giusto. Ogni sabato è veramente una festa, siamo arrivati ormai a metà stagione e siamo molto contenti di come stanno andando le cose! Provare per credere… Vi aspettiamo! *ridono*
Anche dal punto di vista della produzione non vi siete certo risparmiati: prima il remix di "Tribute" per Manocalda, poi un EP su Ovum, e a seguire la release di "On The Way" su Culprit LA, bombardata di feedback positivi. Per l' immediato futuro cosa dobbiamo aspettarci?
S & L: Su Culprit uscirà presto un nostro remix, e stiamo lavorando anche ad un nuovo EP per loro. Stiamo collaborando in studio con i nostri amici Flashmob per una traccia, e a breve uscirà il nostro remix di “Ninety Five” su Defected. Abbiamo anche diverse novità in cantiere per Manocalda.
I 5 dischi che non togliereste mai dal borsone?
S & L:
Pastaboys - Tribute
Dirty Channels - Give It To Me
Beanfield - Tides (Carl Craig Remix)
Cassioware - I Wanna See You Freak
Chicken Lips - He Not In
Bene ragazzi, direi che per il momento è tutto, grazie per il vostro tempo. Enjoy and Take it Easy!
S & L: Grazie a te, e un saluto a tutto lo staff di Deep 'n Boogie! A prestissimo!
Scritto e realizzato da Alessandro Godardi

lunedì 14 gennaio 2013

INTERVIEW #003, BORIS WHY


Come nasce la tua passione per la musica?
La musica è da sempre una parte importante nella mia vita. Ascolto da sempre diversi generi musicali, quali elettronica, Jazz, Hip-Hop, Disco .... Da bambino ho suonato la batteria e ho imparato quanto sia importante il Groove, mentre a 16 anni ho iniziato l'attività di dj con alcuni amici e la musica è sempre stata la ragione per divertirci, non il denaro, non le ragazze!
Quali sono le emozioni che provi quando fai scatenare la pista?
Quando suono in un locale cerco di sentire la potenza della gente. Sono molto felice quando la gente balla o ascolta la mia musica. E' una sensazione molto bella quando vedi che alla gente piacciono le canzoni che ho selezionato!
Come descriveresti un ​​tuo dj set?
E' molto difficile descrivere i miei dj set. Provo sempre a fare una selezione musicale dello stesso genere, ma questo dipende dal tempo che ho a disposizione, dal locale e da chi altro sta suonando assieme a me, ma penso che ci sia per ogni situazione un groove adatto per far ballare la gente.
Preferisci la tecnologia digitale o il "vecchio" stile analogico?
Quando ho iniziato a mixare nel 1996 c'era solo in vinile, quindi la mia collezione ha circa 2000 pezzi di "oro nero". A dire il vero io ora gioco con il digitale di Traktor Scratch, questo software mi permette di esibirmi sia in digitale e in analogico con la configurazione classica (2 giradischi e un mixer). Mi piace il mondo digitale del mixing perchè sfrutto effetti e loop. Ma è anche importante per me sentire la musica che proviene dal vinile e mischiare i dischi in un mixer "reale". Ovunque si può leggere su diversi significati tra digitale o analogico. Credo che non importa come si suona, ma se non si è in grado di suonare senza il SYNC non sei un dj. Per me un DJ è colui che conosce esattamente i brani, che li interpreta e riesce a crearsi in ogni momento la pista perfetta, colui che riesce a trovare il groove adatto a ogni situazione.
Qual è l'emozione più grande della tua carriera musicale?
Ho avuto quest'anno la possibilità di suonare con il mio amico e compagno di label Robel, entrambi lavoriamo per audiotheque, e abbiamo suonato insieme al Montreux Jazz Festival in Svizzera, assieme Soul Clap & Wolf + Lamb dagli Stati Uniti. Adoro quegli artisti e avuto la possibilità di aprire quella serata con unl mio set. E 'stato semplicemente incredibile! Dopo il set siamo stati in giro con i ragazzi dietro le quinte e si sono divertiti tantissimo! Quella mattina presto, andai a letto con un grande sorriso!
Interviewed by Ale Moretti



domenica 6 gennaio 2013

INTERVIEW #002, RUBINI



Come nasce la tua passione per la musica?
Dal nulla, sono stato io il primo a portare una cassetta a casa! (Paul Young "Love of the common people"). Poi alla fine degli anni '80 ho scoperto l'house music ed il djing ed ho capito che mi sarebbe piaciuto farlo. 

Quali sono le emozioni che provi quando fai scatenare la pista?
E' una bella soddisfazione che premia il lungo lavoro che c'è dietro a questa professione apparentemente frivola.

Come definiresti un tuo dj set?
Eclettico, non lineare.

Preferisci la tecnologia digitale o ami il "vecchio" stile analogico?
Adoro i vinili, tuttora ne acquisto in quantità e quando posso li uso. Allo stesso tempo non mi piacciono i radicalismi, soprattutto se puramente estetici ed insensati. Uso quello che mi serve per esprimermi e cerco di non cadere nel seducente vortice "gear-headz" dove è più importante la lista delle macchine che la musica che ne vien fuori.

Quale è l' emozione più grande della tua carriera musicale?
"Le Cahier de Occelli" ha segnato una svolta nella mia vita professionale. Un pezzo nato per gioco con un video messo in piedi senza pretese che ha raccolto moltissimi apprezzamenti in giro per il mondo. In generale vedere la mia musica uscire sulla mia etichetta è sempre una bella emozione.

martedì 25 dicembre 2012

INTERVIEW #001, ALESSIO COLLINA




Alessio, come nasce la tua passione per la musica?

Premettendo che mio padre è nel campo della musica sin da prima della mia nascita, diciamo che nel sangue della mia famiglia scorre una piccola vena artistica.
Ho iniziato come tutti, facendo feste a casa mia con amici, che poi si sono iniziate ad ingrandire e successivamente sono arrivate le prime richieste per serate in qualche locale.
Devo dire che mi ha dato anche una grossa mano mio padre, regalandomi il primo mixer, Pioneer djm 200 e due giradischi Technics 1200 e 1210.
Una cosa che non dimenticherò mai è quando mio padre arrivò a casa col mixer, la prima cosa che fece fu prendere due pezzi di nastro nero per coprire il contabattute del mixer.
Io chiesi spiegazioni, lui mi disse solo : "Il tempo si prende con l'orecchio non guardando il contabattute, un giorno mi ringrazierai", è così è stato.
Da lì nacque tutto.
Quali sono le emozioni che provi quando fai scatenare la pista?
Le emozioni sono tante, quando la pista apprezza il tuo lavoro mi sento molto felice e tendo a cercare di soddisfare ancor di più chi è in pista.
Una cosa, secondo me fondamentale per sapere come emozionare chi sta in pista, è provenire da essa.
Se prima di iniziare a suonare, si nasce nella dancefloor, si comprendono in modo migliore le esigenze del pubblico.
Come definiresti un tuo dj set?
Lo definirei energico e non scontato, versatile in un certo senso.
Mi piace sempre stupire, ricercare e soddisfare pienamente il pubblico che è lì per me; mi sento davvero in dovere di farlo.
Mi piace tenere sempre una buona base di groove, fondamentale per me, ma mai cadendo nel monotono, il mio set deve raccontare una storia che abbia una trama ben fondata.
Preferisci la tecnologia digitale o ami il "vecchio" stile analogico?
In studio mi sono sempre dovuto arrangiare, solo da poco io,mio fratello e mio padre abbiamo finito lo studio nuovo e penso di essere già molto fortunato ad avere uno spazio tutto per me.
Abbiamo sempre avuto lo "studio" nella camera da letto con il minimo indispensabile, ma con tanta passione e voglia di migliorare e imparare ogni giorno, credo di aver fatto uscire dischi discreti dalla cameretta.
Per suonare, ho iniziato quando avevo 13 anni a pane e vinili, così per 6 anni, penso il periodo più bello della mia vita; ma credo che bisogni guardare avanti arrivati al 2012.
Quando iniziai a fare le prime serate in giro per l'Italia, volevo sempre portare tanti dischi dietro, e chiaramente portare due borse colme di vinile anche solo in treno, non era così facile.
Passai a Traktor scratch pro in timecode con il vinile, software straordinario secondo me, mi trovo molto bene e quando viaggio riesco ad essere più comodo, senza perdere il "feeling" con il vinile.
Quale è l' emozione più grande della tua carriera musicale?
Beh, sicuramente vedere i propri sforzi ripagati con la giusta moneta : artisti di grosso calibro che propongono la tua musica è un emozione unica.
In particolare, la prima grande emozione fu il risultato che diede Discorotto, suonatissimo da Marco Carola e non solo, in tutte le situazioni più importanti del mondo; diciamo che fu un piccolo trampolino di lancio.
Altra emozione grandissima, è vedere l'apprezzamento continuo e il supporto del pubblico ad ogni singola data, questo penso sia basilare : non esisterebbero artisti senza un pubblico che li segua in modo dettagliato.